You never know

Condizione:
Nuovo con scatola: Oggetto nuovo, non usato e non indossato, nella confezione originale (scatola o borsa) e/o con ... Maggiori informazionisulla condizione
Brand: Cole Haan
Heel Type: 85mm US Shoe Size (Women's): 9
Color: Black Style: Sandals
LP
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Haan Cole Dimensione (85mm nero. 3.3inches) or Sandal Grand Grace donna’s 9 cc8c0ehvj42679-scarpe nuove

Jo Ghost Stivali 3814 Nero 44 Hold on, I know you’re scared
But you’re so close to heaven
Eyes shut tight
Just pretend you’re like a feather

Flew down the clouds together
But don’t look down, not ever
Don’t ask why
Just look out unto forever

All this time
You’re just tryin’ not to lose it
You can always learn to fly
You never do until you do it

Up high in the middle of nowhere
Don’t know but you know when you get there
Walk slow and low on a tightrope
Hope it lasts but you know, you never know

Take a chance we can dance up in mid-air
Feel so good, I could die, but I don’t care
Walk slow and low on a tightrope
Hope it lasts but you know, you never know

You never know…

We’re just a step from fearless
Reach out for me my dearest
Don’t you cry
You don’t know, you’re almost near it

All this time
You’re just tryin’ not to lose it
You can always learn to fly
You never do until you do it

Up high in the middle of nowhere
Don’t know but you know when you get there
Walk slow and low on a tightrope
Hope it lasts but you know, you never know

Take a chance we can last up in mid-air
Feel so good, I could die, but I don’t care
Walk slow and low on a tightrope
Hope it lasts but you know, you never know

You never know
You never know

You never know
You never know

Up high in the middle of nowhere
Don’t know but you know when you get there
Walk slow and low on a tightrope
Hope it lasts but you know, you never know

Take a chance we can dance up in mid-air
Feel so good, I could die, but I don’t care
Walk slow and low on a tightrope
Hope it lasts but you know, you never know

Up high in the middle of nowhere
Don’t know but you know when you get there
Walk slow and low on a tightrope
Hope it lasts but you know, you never know

You never know
You never know

You never know
You never know

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Freude, schöner Götterfunken | Hamburg syndrome

Stendhal’s syndrome or Florence syndrome is a psychosomatic disorder that causes rapid heartbeat, dizziness, fainting, confusion and even hallucinations when an individual is exposed to an experience of great personal significance, particularly viewing art.” (Wikipedia)

Elbphilharmonie

The opening of Hamburg’s Elbphilharmonie yesterday evening still reverberates under my skin.

Hamburg syndrome I’d call it today.

Unfortunately, I wasn’t sitting beneath Angela in the magnificent Großer Saal designed by Yasuhisa Toyota, but I had the chance to experience the Magic on the web.

How many times did You hear – or listened – to Beethoven’s Symphony No. 9 ? I heard it millions of times, I’ve rarely listened to it. Yesterday it simply overwhelmed me.

Twenty five minutes of Beauty. You can get the kick here. It’s worth.

But it’s not only about the music, it’s not only about the architecture, not even only about Toyota’s extraordinary skills… what has found a way to crawl under my skin and through my bones and nerves, was the perception of the ability of human beings being capable of such an extraordinary achievement.

2016 seems to me as one of the most miserable years in recent history, and having the privilege of experiencing – even from far away – such an event, gives me a glimmer of hope.

Some people will think or say “What the hell, with all the drama the world is experiencing, this is all bullshit. All this money could have been invested somewhere else…

If I may, let me say – and hope –  that Beethoven’s words of Joy and Brotherhood spread among this rich and influential parterre in this amazing framework, could be like seeds carried by the wind. At worse, nothing will change. At best, who has the power – and the money – perhaps now has a chance to wake up.

Wem der große Wurf gelungen,
eines Freundes Freund zu seyn;
wer ein holdes Weib errungen,
mische seinen Jubel ein!

Un sorriso,

M.

Silenzio. Respira.

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È l’ora del silenzio. Ma certo, è notte fonda. No, le lancette dell’orologio non c’entrano nulla. È la testa che chiede silenzio.

No aspetta, ascolta con attenzione, non è solo la testa. Domandano silenzio anche il cuore e la pancia. Hai ragione.

Silenzio. Eppure, in lontananza, mi pare di sentire un altro lamento. Si avvicina veloce. Corre verso di me. Mi travolge. Mi butta a terra. No, mica il lamento, bensì il corpo da cui proviene.

Testa, cuore e pancia, intanto sottovoce, continuano a chiedere silenzio.

Il corpo, invece, è meno educato, più irruento. Il corpo non chiede il silenzio, il corpo lo impone. È sicuro di sé. Sa cosa vuole. Il corpo è Donna Ankle Leather stivali Pointed Toe High Heeled Stiletto Pull On Fur scarpe. Chapeau.

Resto immobile. A terra. Con la testa, il cuore e la pancia inchiodati al suolo.

Silenzio.

E nel silenzio si fa strada il respiro.

Aveva ragione il corpo. Come sempre.

Un sorriso,

M.

 

L’equilibrio è un miracolo

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Nel titolo di questo post – preso in prestito da una bellissima canzone di Sendra 7246 Uomini Cowboy Stivali neri in pelle Western Biker handmade West BICI 7216 – ho mentito. Ho mentito sapendo di mentire.

Non credo affatto, infatti, che si tratti di un miracolo. Anzi, sono sempre più convinta che l’equilibrio, il proprio ovviamente, sia un traguardo (ben inteso, il traguardo di oggi non è necessariamente lo stesso di domani) che si raggiunge facendo una fatica del demonio.

Anche il concetto stesso di equilibrio, del resto, si presta a svariate interpretazioni. In questo momento, questa notte, quella delle stelle che cadono, per me equilibrio è sinonimo di diverse cose:

  1. della capacità di camminare con le braccia tese sopra una fune con sotto il vuoto e intorno poche cose. Poche, ma molto chiare e molto ben definite;
  2. di svegliarsi la mattina con il sorriso, anche se la giornata ha tutte le carte in regola per rivelarsi – al più tardi a metà pomeriggio – un vero calvario;
  3. di mettersi a testa in giù e di osservare il mondo da un punto di vista diverso (senza perdere la propria – mutabile – bussola);
  4. di aver imparato a dire sì e a dire no (a chiunque);
  5. di essersi liberati di alcune parole/concetti che – di cuore – mi viene da definire obsoleti, come per esempio: “spero”, “vorrei”, “mi sento in colpa”, “non me la sento”…
  6. di avere il coraggio di cambiare idea sulle cose e sulla gente (senza offesa per il Maestro Battiato)
  7. di guardarsi allo specchio, la sera, e di riconoscersi per ciò che si è (nel bene e nel male) e di decidere – scientemente – di trattare se stessi come l’essere più prezioso sulla faccia della terra… ça va sans dire che, alla bisogna, sono da prevedere anche dei sonori calci nel culo*.

Un sorriso,

M.

[* un francesismo]

 

Dialogo nel buio

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“Ciascuno vede ciò che si porta nel cuore.” Johann Wolfgang Goethe

Ventiquattro ore fa, sono uscita da una scatola nera con il cuore in gola e un fiume di lacrime che non riuscivo ad arrestare.

Un’ora prima – venticinque ore fa – in quella scatola nera ci sono entrata per affrontare una paura che mi ha stretto la gola per tutta la vita.

Ventiquattro ore fa, una mano ha preso la mia e mi ha riportata nel mio mondo, un mondo scolpito nella luce.

Un ora prima – venticinque ore fa – quella stessa mano mi ha portata in quella scatola nera che, a tutti gli effetti, altro non era che un teatro.

 

Ognuno con il buio – come con tutte le cose – ha il suo proprio personalissimo rapporto. Io del buio avevo più che paura, io il buio lo temevo come si teme la morte. Nella mia mente il buio è stato, per una vita, sinonimo di morte. Dopo il buio più niente. Nel buio mi mancava il fiato. Nel buio non potevo che perdere tutto.

Dal buio, ne ero certa, non ci sarebbe stato ritorno.

Ventiquattro – o venticinque – ore dopo, sorrido all’idea che dal buio ho fatto ritorno. Un ritorno col botto, se così si può dire. Sì, perché non solo sono sopravvissuta a uno spettacolo teatrale di 50 minuti nel buio più assoluto, la sorpresa più grande è ciò che da ventiquattro ore – o venticinque – mi porto nel cuore.

Ho provato a buttare giù “due righe” sulle emozioni che questa esperienza mi ha donato. Bene, le “due righe” sono diventate mille parole. Mille parole sensate solo per me. Sono certa che in quella scatola nera ognuno ha provato o proverà delle sensazioni che sono solo sue. Poco senso avrebbe, dunque, tediarvi con ciò che ho provato io lì dentro e fuori da lì.

Un solo pensiero vorrei condividere e si rifà alla frase di Goethe “Ciascuno vede ciò che si porta nel cuore.”

Ecco, io per anni, nel buio, ho visto e intravisto cose terribili. Anni, tanti, in cui non ho avuto il coraggio di vivere “la mia vita secondo me”.

Da qualche tempo, ho scelto di provare a rendere felice prima me stessa degli altri. Egoismo? Non credo. Una vita spesa a fare ciò che gli altri si aspettano da noi (o, ancor peggio, ciò che noi crediamo che gli altri si aspettino da noi), è una vita in cui, sotto sotto, di energia pura da convogliare nelle relazioni non ce n’è. Pensiamo di dare, ma non diamo nulla.

Da qualche tempo, ho scelto di “dare” prima a me. Per rendermi felice. Per immagazzinare ogni giorno – grazie alle mie scelte, ai rapporti con gli altri, al lavoro e alle motivazioni che mi spingono nel mondo ogni mattina – energia nuova e, soprattutto, scevra da contaminazioni culturali senza fondamenta e senza senso che, alla fine dei giochi, di fertile ha ben poco.

Forse è proprio per questo che ho trovato il coraggio, dopo anni, di accettare l’invito di Alessandro ad assistere a questo spettacolo.

E, senza “forse”, per la prima volta, ciò che ho visto nel mio cuore non mi ha fatto paura.

Un sorriso,

M.